5d13a4ecbc07479e893b537d62d3d3bd La penna in tasca

sabato 12 marzo 2016

Paterna

Immagino un tetto alla casa
paterna. Finestre di legno
in perduti rioni.
Trasformare il disegno degli avi
nell'acquerello indomito
delle mie passioni.
Tornare dai mari del Sud
non per comprare, ma
per toccare le mura del tempo
con vecchie canzoni di rivoluzione.
Che nasce sommessa
come un ricordo,
ma esplode lontana,
come gli atolli che spuntano chiari
nell'orizzonte d'acciaio.

lunedì 31 agosto 2015

Un matrimonio in Maine

Il secolo diciannovesimo è aperto
come d'inverno il fuoco del santo,
eppure ritorce i suoi steli di pianto
contro questo futuro.

Lo specchio adagiato per terra,
mentre ti trucchi e pianifichi il mondo,
contorce le nostre figure
sul finto splendore di questo muro.

Aspettiamo il momento, il tranquillo
secondo in cui un guizzo gigante
trasformi la nebbia in sipario.
Il leviatano non placherebbe
la noia, ma anche le onde
squarciate fanno da eco
a sovrumani argomenti.

Sappiamo attendere.
Educati al rancore e all'ignavia,
posiamo le dita tremanti
su seni lontani come galassie,
sperando che il chiosco
sia aperto tutta l'estate.

Gli invitati al banchetto di nozze
seduti ordinati fottuti e beati
non ricordano Michelangelo.
Riciclano frasi.

E poi abbiamo atteso gli spari.
Rallentati da ciò che raccontano
- venivano in aria, subivano fronde -
sono il ricordo lontano,
la facile rivoluzione prima del ballo,
quando tutti si concedono a tutti,
tarantolati a nord.

È un'impassibile assenza cieca.

Ragazze di paese e ragazzi di città,
soli in un mondo di soli,
prendono treni a mezzanotte.
Che vadano ovunque!

La voce di un cantante penetra
il fumo della stanza,
odore di vino e profumi scadenti,
sorridono insieme in una notte
che continua, continua, continua...

Sconosciuti aspettano,
lungo il viale cercano,
ombre lampioni persone,
si vive per un'emozione
nascosta nella notte.

E lavoriamo tanto.
Non per denaro o cielo,
ma per vanto.
Puntiamo su un lancio di dadi
ancora una volta.

Alcuni vincono
alcuni perdono
alcuni cantano
canzoni tristi...

Tieniti stretta
a questa emozione.

mercoledì 22 agosto 2012

Canzone


Nel film che ho visto stasera due amanti 
tenevano stanchi il cuore in disparte,
parlavano molto di cose ancora non dette.

Coprirsi di bianco d'estate è un insulto
e allora il lenzuolo lo getto lontano:
là, se c'è un poco di spazio sul nuovo divano,
oppure lo piego vicino nel letto,
quasi a pretendere un altro cuscino.  

E l'aria notturna che sempre arriva a bagnare
i miei occhi, proietta sul bianco del sogno
nuovi costumi da farti indossare.

E delle ultime foto che hai fatto,
mi piacciono quelle in cui guardi in alto.

domenica 29 gennaio 2012

Ballata dei giorni tristi

Raccogli gli oggetti come il poeta
raccoglie parole e piano li adagi
sopra le aiuole che il tuo giardino
- pianeta di fiori e pensieri randagi
inventato da un ragno che beve vino -
regala ai tuoi occhi d'inverno.

Accompagni i tuoi gatti sui tetti,
i tuoi sogni, racconti che inventi
nell'acqua per nutrire le nuvole.

Cammina felice, regina, pirata,
fenice selvaggia che insegue
la luna. Soltanto la vita
come la strada, ci prende le idee
e le chiama fortuna. Soltanto la sorte,
come l'onda matura,
avvicina il tuo amore e lo ruba alla morte.

lunedì 2 maggio 2011

La morte di Bin Laden

Mentre giocavo a Fallout
Ramzi ha acceso il televisore
in silenzio. Look Giuseppe
Breaking news
ed è tutto successo
mentre i russi rientravano dalla loro
gita accademica e il marito di Elena
mi ha stretto la mano elegante.

Obama l'ho visto a letto, prima
di addormentarmi, con negli occhi
la temibile consapevolezza di recitare
a soggetto.

Questa mattina ho cercato la faccia.
Ed era quella di un clown.
L'invenzione del mare poi è lontana,
come quella della luna.
E allora anche io
ho recitato a soggetto
pronunciando parolacce radicali,
come bullshit, o magari fucked up.

Dopo nel bagno,
prima di fare la doccia,
leggevo articoli da postare su facebook
e alla fine ho pensato chissà,
c'è forse il tempo di scattare una foto?

venerdì 1 aprile 2011

In aria

Seduti in salotto il mondo
giunge veloce di sottofondo.
Indossiamo camicie ingiallite dal tempo
e sensei cerca un volo da Tokyo
che lo porti in Italia.
Non vogliamo vedere il giorno finire:
ed ecco allora che sospendiamo
il discorso con le bollicine della mountain
dew e scorriamo gli elenchi telefonici
bianchi, fino a quando il nome
di qualche nostro lontano accappatoio
risorga dal cimitero del bucato a mano
e ci ingoi fino alla nostra infanzia.

venerdì 1 ottobre 2010

Ombre

Tempo, ci muovi come rane affamate
alla mercé di uno stagno in periferia,
bimbe che ballano lungo la via
pregano pioggia per esser dannate.

E fuggono motociclette in collina,
a sfiorare seni, a chiudere occhi neri,
foglie di menta resteranno i pensieri
densi, fino a bruciare nella mattina.

Siamo la neve che piangerà la morte?
Cresce il perdono tra i santi di cemento,
piccolo taglio sull'orlo del lamento,
la carne vagabonda sfida la sorte.

Alcuni lasciano le mani bagnarsi,
fin dentro la notte staranno ad amarsi.